Ottobre 7, 2026

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Luca Bonucci: «La musica di Bacharach appartiene alla mia vita»

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luca bonucci
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Il pianista racconta “Bacharach in Love”, prima nazionale in scena venerdì 18 settembre a Palazzo Mazza di Borgia

La telefonata con Luca Bonucci si apre con un gesto particolarmente gentile: prima ancora di parlare dello spettacolo, il pianista condivide con me la gioia per un premio ricevuto per la migliore musica originale di un cortometraggio al quale ha lavorato. Un riconoscimento importante, raccontato con la semplicità, la simpatia e la disponibilità che accompagneranno tutta la conversazione.

Venerdì 18 settembre, alle ore 19, Bonucci sarà a Palazzo Mazza di Borgia con Renato Geremicca alla voce e Massimo Ghetti al flauto per la prima nazionale di “Bacharach in Love”, spettacolo del Festival d’Autunno dedicato all’indimenticabile compositore americano. Un viaggio tra musica, parole e immagini attraverso melodie che hanno attraversato intere generazioni.

“Bacharach in Love” propone una formazione particolare: voce, flauto e pianoforte. Come avete lavorato sugli arrangiamenti per conservare l’eleganza delle composizioni originali e dare allo spettacolo una vostra identità?

Burt Bacharach è un compositore meraviglioso. Conosco moltissimi dei suoi brani perché ascolto questa musica fin da bambino. È già dotata di un’eleganza incredibile e, allo stesso tempo, di una profonda malinconia. Con una materia musicale così bella, il risultato arriva quasi naturalmente.

Renato è un cantante meraviglioso e Massimo un flautista straordinario. Conosco Massimo da tantissimi anni e abbiamo suonato insieme nelle situazioni più diverse, talvolta anche improvvisate, riuscendo sempre a dare alla musica un tocco artistico ricercato. Non abbiamo avuto bisogno di stravolgere i brani con arrangiamenti complessi: abbiamo preferito valorizzarli attraverso la cura dell’esecuzione, la qualità del suono e il dialogo tra i nostri strumenti.

Lei proviene da una formazione classica, mentre Bacharach intreccia pop, jazz e armonie raffinate. Cosa la affascina maggiormente della sua scrittura?

Avevo tredici anni quando mi sono innamorato dell’organo, questo meraviglioso “strumento infernale”. Mi sono diplomato e ancora oggi tengo concerti, accompagno cori e suono durante le grandi celebrazioni liturgiche. Fin da ragazzo, però, mi sono sempre diviso tra il rigore dell’organo e la musica moderna.

Ho frequentato anche il jazz e ho studiato molto l’armonia moderna e pop. Da Bacharach ho imparato moltissimo: dalle sue armonie, dai suoi accordi e dal suo particolare linguaggio musicale. Posso dire di avergli “rubato” qualcosa, nel senso più bello del termine, facendolo poi mio. Per questo, quando Renato mi ha proposto il progetto, ho accettato immediatamente.

Del resto, posso uscire da una chiesa dopo aver eseguito un preludio di Bach e ritrovarmi poco dopo a suonare il basso in una band hard rock. Cambiare registro mi viene naturale: la musica è la passione che ha accompagnato tutta la mia vita. L’ho sempre studiata e rispettata, ma ho anche saputo giocarci.

Lo spettacolo unisce musica, parole e immagini. Che tipo di racconto avete costruito e quale ruolo assume il pianoforte?

Il merito dei testi, dei dialoghi e delle immagini va soprattutto a Renato Geremicca. È lui ad aver costruito il racconto, partendo da aneddoti ed episodi legati alla vita e alla musica di Bacharach, creando anche i raccordi tra un brano e l’altro. Massimo e io abbiamo il compito di accompagnare musicalmente questa narrazione.

Renato è il nostro frontman: possiede l’eclettismo e la capacità comunicativa necessari per conquistare il pubblico. Noi tre, però, siamo anche persone piuttosto ilari — nel senso dell’ilarità, non di Ilary Blasi! — e quindi sul palco nasceranno certamente momenti divertenti, forse persino involontari. Sarà uno spettacolo elegante, ma anche vivo, spontaneo e leggero.

Qual è il brano di Bacharach con cui sente un legame più personale e quale emozione vorrebbe lasciare al pubblico?

È difficile sceglierne soltanto uno, perché molti di questi brani hanno accompagnato la mia vita. Penso a Do You Know the Way to San José, dal quale, lo confesso, da ragazzo ho anche “rubacchiato” qualcosa musicalmente, oppure a Raindrops Keep Fallin’ on My Head, che ascoltavo già da bambino.

Sono composizioni nate più o meno negli stessi anni in cui sono nato io e hanno segnato la mia infanzia, la mia adolescenza e tutta la mia vita. Non mi hanno mai stancato e suonarle mi trasmette ancora una gioia autentica. Sono particolarmente legato anche a Close to You, che anni fa eseguivo in una nostra versione quando suonavo con Mario Biondi.

Vorrei che al pubblico rimanesse proprio questa gioia: quella di ritrovare melodie senza tempo, capaci di attraversare gli anni senza perdere eleganza, intensità e bellezza.

L’appuntamento con Luca Bonucci, Renato Geremicca e Massimo Ghetti è dunque per venerdì 18 settembre, alle ore 19, a Palazzo Mazza di Borgia. Una prima nazionale che si preannuncia raffinata, emozionante e, come ci ha fatto capire Bonucci con la sua contagiosa simpatia, anche piacevolmente imprevedibile.

Tiziana De Matteo

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