Ottobre 6, 2026

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Zaia e la «morte per maggioranza»

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«Il fine vita in Veneto non è libertà, ma una ferita alla dignità dell’uomo e alla tutela dei più fragili»

Comunucato Stampa

L’approvazione della legge sul fine vita o suicidio assistito, che il Consiglio Regionale Veneto ha approvato il 2 settembre 2026, rimane una scelta vergognosa che pone la sedicente classe politica Regionale di centrodestra, di fronte alle sue responsabilità, fatti salvi quei consiglieri che la legge non l’hanno votata ed ai quali va il nostro plauso.

Per il Movimento Politico Italia delle Identità e per l’associazione culturale Cantiere Laboratorio, per i quali la vita è sacra, quanto approvato in Veneto, ben lontano dall’essere una scelta di libertà ed autodeterminazione, è una ferita all’uomo ed alla sua dignità perché la vita è dono di Dio e va sempre rispettata e protetta “dal concepimento alla morte naturale”.

E’ intollerabile che in una società dove, solo a parole, si afferma l’aiuto incondizionato alle persone fragili ed indifese, dove il termine inclusione è sulla bocca di molti, alla prova dei fatti, al “fragile” ed “indifeso” viene negata la vita per legge. La dignità di ogni uomo si protegge sempre ma soprattutto quando è più fragile ed indifeso con l’accompagnamento amorevole, nella fase terminale della sua esistenza, facendo uso di tutto ciò che la medicina e la scienza hanno messo a disposizione dell’uomo e dei suoi bisogni.

Purtroppo, oggi, staccare la spina di una macchina, inserire una fiala nelle vene o una sedicente auto-somministrazione di farmaci letali diventa stranamente sinonimo di progresso, libertà, autodeterminazione anziché un omicidio commesso nei confronti di una persona, di un essere umano indifeso.

Ma ad una legge del genere non si arriva all’improvviso se non attraverso un processo di scristianizzazione della società che ha portato ad un relativismo assoluto con il quale le idee di ognuno valgono più del valore della vita umana. Non fu proprio uno dei maestri della cultura di morte, il socialista francese Jacques Attali, già consigliere del presidente François Mitterrand a sindacare, già nel 198, che “l’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali del nostro futuro. In una società capitalista, delle macchine permetteranno di eliminare la vita quando questa sarà insopportabile o economicamente costosa”?

Questo è il percorso concluso in Veneto da Zaia e compagnia, questa è la matrice ideologica che supera gli schieramenti farlocchi, e decreta, democraticamente per maggioranza, se un essere umano deve vivere o morire ignorando che la fragilità non è un guasto da cancellare il prima possibile ma è la condizione in cui la vita si rivela per quella che è sempre stata e, dunque, non va rimosso il limite, ma va custodito chi lo porta fino all’ultimo istante della sua esistenza.

Vittorio Gigliotti

Presidente del Movimento Politico “Italia delle Identità”

Associazione Culturale “Cantiere Laboratorio”

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