La mia emancipazione è in manutenzione
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Dall’elettrauto che cerca il marito al dibattito su Tajani: quando l’autonomia delle donne sembra avere ancora bisogno di un uomo al volante
Lo so: vi stupirò con effetti speciali. Vi aspettavate tutte un articolo su Tajani, sulla sua uscita improbabile e sulla discussione che in questi giorni ha acceso il web. E invece no. O meglio: avevo cominciato a scriverlo, poi è arrivato un elettrauto e mi ha cambiato argomento.
Quest’estate, mentre parlavamo della mia rubrica, un’amica mi aveva chiesto: «Ma come farai quando finirai gli argomenti?». Le avevo risposto, con grande sicurezza: «Gli argomenti non finiscono mai. Quando non c’è la vita reale c’è Internet; quando non c’è Internet, ci pensa la politica».
E la politica, in effetti, non delude. Ti offre donne, catastrofi, amore e, ogni tanto, un uomo di 73 anni misogino e patriarca convinto di poterci spiegare come si sta al mondo. Così ho deciso che avrei lasciato cadere l’argomento. Perché, a un certo punto, anche la pazienza deve poter chiedere un giorno di ferie.
In questi giorni ho avuto qualche problema con la macchina. Il mio meccanico — una delle persone più affidabili sulla faccia della terra — mi ha mandato da un elettrauto. L’elettrauto guarda l’auto, prepara il preventivo e poi, mentre discutiamo il da farsi, se ne esce con una frase che meriterebbe una spia rossa sul cruscotto:
«Che vuoi fare? Ci parlo io con tuo marito».Ho strizzato gli occhi come per mettere a fuoco la frase… «Scusi, perché? Non sono in grado di capire?».
E lui ha continuato la sua discesa all’infermo perché ha risposto, quasi stupito: «Ma non sei sposata?».
A volte mi sembra di vivere un film tragicomico. Ero lì per un problema alla macchina, e mi sono ritrovata a rispondere ad un’intervista sulla mia vita da “allegra donna nubile”. E, soprattutto, non mi ero accorta che per capire un preventivo servisse un marito come traduttore simultaneo.
Mi sono ritrovata davanti all’uomo di Neanderthal, versione aggiornata: barba curata, preventivo stampato, mentalità ancora in garanzia.
Me ne sono andata e ho cercato un altro elettrauto. Per fortuna, tramite il marito della mia amica ne ho trovato uno bravo, simpatico e, dettaglio rivoluzionario, disposto a parlare con me. Morale della favola? Una Jeep in panne e’ servita a dimostrare quanto il mondo sia piccolo e quanto sia grande, invece, la strada che dobbiamo ancora fare.
Mi era già capitato questa estate con un giardiniere. Mi era capitato altre volte. Ne avevo parlato in un articolo sull’emancipazione.
E ogni volta penso che magari la prossima sarà diversa. Poi arriva qualcuno che, davanti a una donna, cerca immediatamente il responsabile maschio del reparto decisioni.
Così ho capito perché non volevo scrivere di Tajani. Non perché la sua uscita non meriti discussione, ma perché, a volte, più la ripetiamo e più sembriamo condannate a commentare l’ennesima puntata dello stesso programma: Uomini convinti di sapere cosa è meglio per le donne. Una serie longeva, con moltissime repliche e nessuna intenzione di chiudere.
Uso la metafora della macchina per farvi capire il problema. La mia macchina è ibrida, una di quelle nuove. Il mio meccanico mi diceva che ci vorrà ancora tempo perché diventino perfette: sono tecnologie recenti, hanno ancora difetti, ogni tanto bisogna aggiornare qualcosa, controllare una spia, capire perché si è accesa a 40 km da casa e non, per esempio, quando l’auto è parcheggiata davanti all’officina.
Ecco: l’emancipazione somiglia a una macchina ibrida: è partita, funziona, ha fatto parecchia strada, ma ogni tanto si accende una spia che credevamo spenta da decenni. La differenza è che per l’automobile ho la speranza che tra dieci anni sarà più efficiente. Per l’emancipazione, invece, temo che ci sarà sempre qualcuno pronto a consegnarci un grembiule e a spiegare che, in fondo, certe cose le facciamo meglio noi.
E sapete che vi dico? Mi sono stancata. Mi sono stancata di dover dimostrare ogni volta che sappiamo capire, scegliere, aggiustare, decidere e, già che ci siamo, ricordarci anche la skincare.
Perché noi siamo multitasking per necessità, non per vocazione divina. Ci alziamo presto, mandiamo avanti la casa, il lavoro, i figli, i genitori, le scadenze, gli appuntamenti, i messaggi rimasti senza risposta e quella pianta che sembrava morta ma forse si può ancora salvare. Poi usciamo, lavoriamo, torniamo, organizziamo, risolviamo.
Nel fare tutto siamo riuscite anche ad andare in palestra perché, se tra mille cose, non sei iscritta almeno ad un corso di pilates non sei nessuno. E alla fine della giornata, quando finalmente siamo pronte per perdere conoscenza sul divano, ci tocca la skincare — quella viso, quella corpo, quella anticellulite — nella speranza che il giorno successivo abbia almeno settantadue ore per fare tutto.
Non è un superpotere. È spesso una lista di cose da fare che nessuno ha scritto, ma che in qualche modo finisce tutta sulle nostre spalle. E non dovremmo meritare l’emancipazione: dovremmo averla di diritto. Non dovremmo chiederla con gentilezza, spiegando tre volte che sappiamo leggere un preventivo. Non dovremmo stupirci ogni volta che il Tajani o l’elettrauto di turno ci ricorda che, per alcuni, siamo ancora ospiti nella nostra stessa autonomia.
Questa rubrica ha già parlato di tante cose: di donne, di emancipazione, di persone che arrivano lontano grazie a un cognome, a una raccomandazione o a una camicia fortunata. Di chi, senza un aiutino, forse non avrebbe superato neppure il cancello d’ingresso. E anche di noi, capaci di fare mille cose insieme mentre qualcuno si complimenta perché abbiamo aperto da sole il cofano.
Ma non possiamo parlare sempre di battaglie. La vita ci mette già davanti abbastanza ostacoli: le relazioni che cambiano, gli uomini che non hanno ancora ricevuto l’aggiornamento, l’invecchiamento che non chiede il nostro parere, i soldi che finiscono prima del mese e il mese che, imperterrito, continua.
Perciò Tajani, per questa volta, lo lasciamo dov’è. Insieme al primo elettrauto, se possibile: magari intanto discutono di chi dovrebbe parlare con mio marito. Noi abbiamo una macchina da riparare, una vita da vivere e un’emancipazione da inseguire.
E se lungo la strada si accende una spia, ormai lo so: se non ho un marito da chiamare è tutta colpa di quella benedetta gonna lunga che non ho mai avuto la furbizia di indossare.