Ottobre 8, 2026

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La sindrome di Olivia Benson: carriera perfetta, amore in modalità aereo

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Tiziana De Matteo
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Tra carriera, indipendenza e aspettative sociali, il racconto ironico delle donne che hanno rimandato l’amore e si chiedono se sia ancora il momento di riaprire il reparto sentimentale

E siccome tutto parte sempre da una riflessione, anche oggi, in questa domenica settembrina che probabilmente noi calabresi trascorreremo ancora al mare — perché qui l’estate non finisce, al massimo rallenta — possiamo dedicarci serenamente a un’altra catastrofe.

Quella sentimentale, naturalmente.

Qualche giorno fa, complice una delle mie proverbiali scorpacciate di serie televisive, ho trascorso parecchie ore in compagnia della mitica Olivia Benson di Law & Order – Unità vittime speciali.

Olivia è una donna straordinaria: forte, bellissima, autorevole, empatica. Dedica la vita al proprio lavoro, che per lei non è soltanto un mestiere, ma una missione. Cerca la verità, difende le vittime, arresta criminali e risolve casi complicatissimi prima della pubblicità.

Praticamente riesce a trovare un assassino partendo da una fibra di moquette, ma non un uomo emotivamente disponibile in tutta New York.

E già questo dovrebbe farci riflettere.

Olivia lavora, combatte, indaga, salva il mondo. Intanto, però, il tempo passa. Una relazione sbagliata dopo l’altra, qualche occasione mancata e quel legame platonico con il collega che resta lì, sospeso per anni, a occupare lo spazio sentimentale senza assumersi la responsabilità di arredarlo.

Perché anche le donne più intelligenti possono rimanere incastrate in una relazione che non esiste. Anzi, talvolta ci rimangono proprio meglio delle altre: la analizzano, la comprendono, la giustificano e alla fine le assegnano perfino una dignità narrativa.

Non è una storia d’amore: è una tesi di laurea.

A un certo punto Olivia si ritrova sola. Ma siamo in America, siamo in televisione e soprattutto gli sceneggiatori hanno più possibilità della vita reale. Così adotta un bambino, lei diventa madre e ricostruisce il proprio equilibrio.

Nella realtà italiana, invece, quando una donna arriva a quarantanove anni e decide di rivoluzionare la propria esistenza, più che un bambino le propongono una nuova crema al retinolo e un abbonamento annuale in palestra.

Ed è proprio guardando Olivia che ho pensato a una particolare categoria di donne: quelle che, mentre tutte le altre inseguivano l’amore, hanno inseguito la carriera.

Esistono davvero? Certamente. E probabilmente qualcuna, leggendo, si riconoscerà.

Sono le donne che a venticinque anni dovevano laurearsi, a trenta affermarsi, a trentacinque consolidare la propria posizione e a quaranta finalmente raccogliere i frutti di tutti i sacrifici.

Peccato che, mentre loro raccoglievano i frutti, il reparto sentimentale fosse rimasto chiuso per inventario.

Non è che abbiano rinunciato consapevolmente all’amore. Semplicemente lo hanno rimandato.

“Adesso non ho tempo.”

“Prima devo finire questo progetto.”

“Appena ottengo la promozione.”

“Quando la situazione lavorativa sarà più tranquilla.”

Frasi pronunciate con la stessa innocente fiducia con cui, a settembre, diciamo che cominceremo la dieta lunedì.

Poi un giorno si guardano intorno e scoprono di avere una carriera splendida, una casa bellissima, un conto corrente rassicurante, addominali che neppure una ventenne e un’agenda talmente piena che per avere un esaurimento nervoso devono prendere appuntamento.

Tutto perfetto.

Tranne un piccolo dettaglio: la vita sentimentale è rimasta ferma ai trent’anni, come una fotografia dimenticata in un cassetto.

Il tempo, del resto, è un gran bastardo.

A venticinque anni sembra infinito. A trenta continua a essere abbondante. A trentacinque comincia a camminare più velocemente, ma noi facciamo finta di non accorgercene. Poi, improvvisamente, arrivano i quarantanove: l’abito bianco lungo rischia di sembrare leggermente teatrale, il ciclo comincia a presentarsi con la stessa puntualità di un idraulico ad agosto e la fertilità non è più una certezza biologica, ma un argomento da affrontare con molta diplomazia.

A quel punto la prospettiva cambia.

Per gli uomini, invece, la società ha previsto un regolamento decisamente più comodo. L’uomo che lavora troppo è ambizioso. La donna che lavora troppo “ha sacrificato la famiglia”.

Lui deve costruirsi una posizione, portare il pane a casa e vedere i figli la sera, possibilmente già lavati e in pigiama. Lei deve costruirsi una posizione, portare il pane a casa, ricordarsi di comprarlo, preparare la cena, crescere i figli, mantenersi desiderabile e possibilmente non sembrare mai stanca.

Se a quarantacinque anni lui è single, è un uomo libero e affascinante.

Se lo è lei, parte immediatamente l’indagine conoscitiva.

“Ma come mai una bella donna come te è ancora sola?”

Domanda alla quale si potrebbe rispondere: “Perché ho già un lavoro e non me ne serve un altro non retribuito”.

L’uomo, poi, a un certo punto sembra possedere un interruttore misterioso. Dopo anni trascorsi a evitare qualsiasi forma di stabilità, una mattina si sveglia, guarda il soffitto e decide: “Adesso devo sistemarmi”.

E si sistema.

La donna, invece, anche quando finalmente decide di riaprire il reparto sentimentale, scopre che il mercato non è cambiato. Trova gli stessi uomini discutibili incontrati da tutte le altre: quello sposato ma infelice, quello separato soltanto spiritualmente, quello che “non vuole etichette”, quello che sta lavorando su se stesso da quindici anni e quello che desidera una relazione seria, purché non comporti telefonate, presenza, responsabilità o relazione.

La dirigente, l’avvocata, la professionista affermata possono gestire aziende, tribunali, équipe e bilanci milionari. Poi arriva un uomo che visualizza un messaggio senza rispondere e anche loro si trasformano negli investigatori di Law & Order.

“Perché ha messo il punto?”

“Perché era online?”

“Chi è la donna che ha iniziato a seguirlo ieri?”

Olivia Benson, levati proprio.

E allora qual è la vera differenza tra queste donne e quelle che hanno trascorso la vita alla ricerca dell’amore?

Forse non è così grande.

C’è chi ha attraversato una relazione sbagliata dopo l’altra, chi è rimasta intrappolata per anni in una storia infelice e chi, per proteggersi o per ambizione, ha tenuto l’amore in sala d’attesa mentre costruiva tutto il resto.

Percorsi diversi, stesso punto di arrivo: una donna adulta, consapevole, ancora alle prese con il desiderio di amare e con la difficoltà di trovare qualcuno che sia all’altezza della vita che ha costruito.

Perché forse il vero problema non è aver scelto la carriera al posto dell’amore.

Il problema è credere che la vita debba necessariamente seguire una scaletta prestabilita: laurea, lavoro, matrimonio, figli, anniversario d’argento e foto natalizia con maglioni coordinati.

Non tutte desiderano la stessa cosa. Non tutte rimpiangono di non essersi sposate. E una donna senza marito o figli non è per forza incompleta, triste o in attesa che qualcuno venga a salvarla.

Magari sta benissimo.

Magari ha scelto.

Magari è semplicemente stanca di dover spiegare perché non ha seguito il copione scritto dagli altri.

Ma può anche accadere che, a un certo punto, quella donna si volti indietro e si domandi se, mentre costruiva una vita impeccabile, abbia lasciato fuori qualcosa che desiderava davvero.

E questa non è una colpa. È una domanda.

La stessa che, prima o poi, ci facciamo tutte, qualunque strada abbiamo percorso: “Sono ancora in tempo?”

La risposta, probabilmente, è sì. Ma non sempre nella forma che avevamo immaginato a trent’anni.

Forse la vita non ci consegnerà il grande amore sulla porta di casa, con un neonato bellissimo in braccio e la colonna sonora giusta. Quella è televisione. Nella realtà, al massimo, alla porta troviamo il corriere mentre siamo in vestaglia e con la crema schiarente sui baffetti.

Però ricominciare è possibile.

A quarant’anni, a quarantanove, a cinquanta e anche dopo. Con un uomo, senza un uomo, con un figlio, senza figli o con un gatto che occupa metà del letto e possiede capacità affettive superiori a molti esseri umani incontrati finora.

L’importante è capire che cosa vogliamo noi, una volta tolte di mezzo le aspettative della società, le scadenze biologiche, le fotografie degli altri e quella fastidiosa voce che continua a ripeterci che avremmo dovuto pensarci prima.

Quindi sì, care Olivia Benson sparse per il mondo: vi vediamo.

Siete belle, forti, indipendenti, professionalmente realizzate e perfettamente capaci di risolvere i problemi degli altri.

Forse adesso è arrivato il momento di occuparvi anche dei vostri desideri.

Ma con una raccomandazione: non confondete il primo uomo che vi dedica due attenzioni con il lieto fine. Anche perché, dopo aver costruito da sole un’intera vita, sarebbe davvero imperdonabile affidarne il seguito a uno che risponde ai messaggi dopo tre giorni sostenendo di essere stato “molto preso”.

Prendetevi pure tutto il tempo necessario.

Soltanto, ogni tanto, controllate l’orologio.

Non quello biologico.

Quello sentimentale, che spesso non è fermo: è semplicemente rimasto in modalità aereo.

Tiziana De Matteo

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