Conflenti, il giorno dei saluti: quando la festa finisce e il cuore resta
3 min read
Tra ricordi, sapori e malinconia, Lucy Stranges racconta l’emozione degli emigranti costretti a lasciare il paese dopo i giorni della festa
CONFLENTI – Le luci della festa ormai passata si spengono improvvisamente, i vicoli improvvisamente tacciono e nei cuori di chi va via resta quel groppo in gola di fine estate.
La celebrazione della Madonna della Quercia ha portato anche quest’anno un’ondata travolgente di gioia, fede e convivialità nel cuore di Conflenti, accogliendo residenti e una moltitudine di pellegrini giunti da ogni angolo della Calabria e dall’estero.
Ma con la conclusione dei festeggiamenti arriva immancabile il momento dei saluti: i paesi dell’entroterra tornano lentamente a svuotarsi, affidando la custodia della propria vita alle poche anime che vi restano tutto l’anno.
A dare forma e voce a questo caleidoscopio di emozioni è la scrittrice Conflentese Lucy Stranges, che ha inviato alla nostra redazione una lettera di rara intensità poetica e profonda sensibilità. Le sue parole descrivono con delicatezza la dolcezza dei ricordi appena costruiti, intessendo un ritratto vivido e veritiero della vita nei borghi calabresi in questo particolare momento dell’anno.
Una valigia piena di ricordi che proprio non ne vuol sapere di chiudersi insieme a sazizze, panette e mele, mastazzola e buccunotti .
E dire che sembri essere arrivato solo ieri. Con la macchina, col treno, con l’aereo; e solo un paio di giorni fa sentivi “chira stritta ncore” mentre, seduto a ra chjiazza, ti godevi la leggera brezza di vento d’a Lupa; e solo una settimana fa sentivi l’odore de chire vecchjiareddre frijute, una particolare sensibilità che acquisisci solo se sei nato a Conflenti.
E invece, a ra ntrasata ti ritrovi a dire meravigliato «cum’è passatu u tiampu!» perché è arrivato, caino, “il giorno prima della partenza”.
Mentalmente e spiritualmente sei già a chilometri di distanza. Ti godi gli ultimi respiri delle case e quella manciata di istanti della tua vacanza, ca te lassanu a vucca amara perché non smetti mai di pensare «Domani, a quest’ora, sarò nel mio altrove.»
È dura la vita di voi emigranti! 
Le valigie di cartone non ci son più, ma le pieghe del cuore al pensiero di andar via son sempre le stesse.
Gli amici vengono a salutarti e tu ingoi le lacrime ogni volta che stringi loro la mano. Tu seduto a nnu barcune nella calde serate d’agosto intento ad osservare la luna sullo sfondo da Cruce da Cirzuddra.
Luci colorate dei giorni della festa disposte in fila come deliziose perle di una collana.
Non finirai mai di ascoltare il silenzio nella tua vineddra ormai vuota, amandola sempre nonostante tutto e tutti.
E chi se ne frega se ti dicono che “su al nord” si vive meglio. Tu sai che a Conflenti si vive pure de na nzalata e che il paesello ha un cuore enorme, immenso, perché vorrebbe trattenerti ogni volta in un caldo abbraccio ma non lo fa perché ti ama.
E così, il giorno prima della partenza inizi lentamente a ordinare le tue cose, gli abiti…. Alcune cose rimarranno chiuse negli armadi in quel piccolo spazio angusto per consegnarle arrendevolmente al domani.
Domani Santa Maria e Pumetta saranno solo un ricordo sbiadito, come quelle vecchie cartoline che trovi sepolte in un cassetto, e le montagne de Guglia non ti copriranno più le spalle, riparandotele. Domani riprenderai la tua vita facendo finta che nulla è successo, riprendendo tutto esattamente da dove lo avevi lasciato.
Ora vi stringo la mano uno a uno.«Tornate a Natale, Cummari e Cumpari! Senza di voi, Conflenti non è la stessa cosa!»
Perché per noi, lontano da voi, non è mai la stessa cosa.