Conflenti, tra le rovine del vecchio carcere riaffiora la storia della Triponia
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Abbandonati all’incuria i resti dell’antica struttura militare e i primi insediamenti del borgo. L’appello della poetessa Lucy Stranges: «Le istituzioni salvino la memoria di questo luogo dall’oblio»
CONFLENTI – A raccontarci questa storia è Lucy Stranges, nota poetessa e scrittrice conflentese, che con lo sguardo sempre rivolto alla memoria del suo paese ha voluto condividere con la nostra redazione un ritratto profondo e accorato del borgo.
La storia di una comunità, infatti, affonda le proprie radici nel nome che porta, nei racconti dei suoi abitanti e nelle pietre posate dai suoi fondatori. Riscoprire queste origini non è un mero esercizio di stile, ma un atto d’amore necessario per riscattare i luoghi dall’oblio. 
A Conflenti, ai piedi del Monte Reventino, la natura nasconde ancora antichi e preziosi tesori.
Tutto ha inizio nei pressi de l’uartu i Stiddri, dove sorgono i resti dell’antico carcere militare noto come a Triponia. È in questa zona che la storia locale si intreccia con la nascita stessa di Conflenti: qui videro la luce i primi insediamenti abitativi di cui si conservi memoria, sorti – secondo la tradizione – tra le Pagliare e ru Vaddruni.
La struttura fortificata aveva perso la sua funzione originaria già molto tempo fa: negli anni Venti del Novecento, infatti, non ne rimanevano che le murature perimetrali. Chi attraversava la soglia d’ingresso in epoca passata si trovava di fronte a un imponente portone in legno con una grande maniglia, sormontato da una nicchia che custodiva, con ogni probabilità, la statua di un santo. Da lì si accedeva a un suggestivo cortile lastricato in pietra, cinto da mura a secco che sostenevano le case circostanti.
Di quella memoria, purtroppo, restano oggi soltanto i frammenti. Fino a circa cinque anni fa era ancora visibile la volta originale del cortile, prima che un’ondata di maltempo ne provocasse il definitivo crollo. Da allora, lo spazio centrale è invaso da macerie, detriti frutto dell’inciviltà e vegetazione spontanea. Un sito di grande rilevanza storica e paesaggistica che meriterebbe la tutela della Soprintendenza per i Beni Culturali versa invece in uno stato di grave abbandono.
Con la sua testimonianza, la scrittrice intende richiamare l’attenzione delle autorità e delle istituzioni competenti, chiedendo un intervento urgente di recupero e valorizzazione dell’area.
«Neppure i nostri anziani conoscevano fino in fondo la storia antica della Triponia», ha raccontato Stranges ai nostri microfoni. «Ci dicevano soltanto che lì un tempo c’era un carcere e ci raccomandavano di non avvicinarci perché era pericoloso e si rischiava di cadere. La nostra curiosità di bambini si fermava di fronte alle loro avvertenze: se i vecchi del paese dicevano di non andare in un posto, noi obbedivamo».
Salvare queste rovine significa ridare a Conflenti una parte della sua storia più importante, che altrimenti andrebbe dimenticata e con il tempo definitivamente sepolta.