Mariska Bordoni: in scena la Marilyn più umana, fragile e coraggiosa
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Questa sera a Borgia, per il Festival d’Autunno, “Marilyn. Il mito compie 100 anni”, con le musiche originali di Damiano Drei eseguite dall’Orchestra La Corelli diretta da Jacopo Rivani
A cento anni dalla nascita, Marilyn Monroe continua a vivere nell’immaginario collettivo come simbolo universale di bellezza, fascino e successo. Ma dietro il sorriso luminoso, la voce sensuale e l’immagine costruita da Hollywood si nascondeva Norma Jeane: una donna fragile, sensibile, timida e profondamente desiderosa di essere amata.
È proprio questo contrasto tra l’icona pubblica e la dimensione più intima della donna a essere al centro di “Marilyn. Il mito compie 100 anni”, lo spettacolo in scena questa sera a Borgia nell’ambito del Festival d’Autunno. Protagonista Mariska Bordoni, accompagnata dalle musiche originali di Damiano Drei, eseguite dall’Orchestra La Corelli sotto la direzione di Jacopo Rivani.
Un racconto in cui parola, interpretazione e musica si intrecciano per restituire il ritratto di una Marilyn lontana dalla semplice imitazione e sorprendentemente vicina alle inquietudini del nostro tempo.
“Marilyn. Il mito compie 100 anni” racconta non soltanto la diva amata in tutto il mondo, ma anche la donna nascosta dietro l’immagine pubblica. Quale Marilyn porterà in scena e quali aspetti più intimi della sua personalità ha voluto restituire attraverso la sua interpretazione?
«Porterò in scena soprattutto una Marilyn più umana, pur senza rinunciare ai suoi momenti più iconici. Lo spettacolo gioca proprio sul contrasto tra la maschera sociale e la vulnerabilità della sua vita privata. Ho voluto mettere in luce la fragilità del personaggio e la sua estrema sensibilità, che probabilmente contribuiva anche a renderla l’attrice che era.
Una sensibilità che, però, non ebbe sempre la possibilità di esprimere pienamente, perché Marilyn venne identificata a tal punto con l’immagine del sex symbol da non poter sperimentare ruoli differenti e mostrare altri aspetti del proprio talento. Emerge, quindi, anche l’oggettivazione del personaggio da parte dei media, insieme alla timidezza di Norma Jeane e della stessa Marilyn: una timidezza che doveva mascherare per sentirsi all’altezza, anche attraverso la vanità e la costruzione della propria immagine.»
Marilyn Monroe possedeva una voce, una gestualità e una presenza scenica immediatamente riconoscibili. Come si è preparata ad affrontare un’icona così profondamente radicata nell’immaginario collettivo, evitando il rischio della semplice imitazione?
«Credo che l’obiettivo non debba essere quello di imitare la sua voce, ma di utilizzare la vocalità per mettere in luce i suoi sentimenti. La voce è un mezzo espressivo e, quindi, la cosa più importante è comprendere che cosa si voglia suscitare nel pubblico in un determinato momento.
In una canzone iconica come Diamonds Are a Girl’s Best Friend, per esempio, ciò che si vuole comunicare è quel particolare senso di leggerezza. Io, però, lo farò attraverso la mia vocalità e il mio modo di muovermi, che non potranno e non dovranno essere identici a quelli di Marilyn. Ciò che conta è riuscire a trasmettere l’emozione e il significato che ogni momento dello spettacolo vuole mettere in luce.»
Lo spettacolo sarà accompagnato dalle musiche originali di Damiano Drei, eseguite dall’Orchestra La Corelli diretta da Jacopo Rivani. In che modo la musica dialoga con la parola e con il personaggio, diventando la “voce segreta” dei pensieri di Marilyn?
«Credo che la musica sia un potente amplificatore della parola, del messaggio e dei sentimenti del personaggio. Avrò la fortuna di condividere il palcoscenico con Jacopo Rivani e con l’Orchestra La Corelli, in uno spettacolo che assume quasi la forma di un melologo.
Sulla scena sarò accompagnata dalla musica in tutti i sensi: si creerà quasi un dialogo con il direttore e con l’orchestra stessa. I diversi temi musicali emergeranno in relazione ai sentimenti suscitati dalle varie scene, sottolineando e approfondendo ciò che accade. La musica diventa così uno strumento potentissimo per marcare il messaggio e scavare ancora più a fondo in ciò che si vuole comunicare.»
A cento anni dalla sua nascita, Marilyn continua ad affascinare generazioni molto diverse. Che cosa può raccontare ancora oggi la sua storia, soprattutto alle donne contemporanee, sul rapporto tra bellezza, successo, libertà, fragilità e bisogno d’amore?
«La storia di Marilyn esprime il coraggio di una donna che ha cercato di sentirsi libera, bella e amata. Un coraggio che, purtroppo, all’epoca non è bastato, ma che oggi può diventare uno spunto e un faro per le nuove generazioni, aiutandole a trovare la forza di superare fragilità e cadute, anche grazie agli strumenti che oggi possediamo e che allora non esistevano.
È molto attuale anche il tema della ricerca della perfezione. Con la diffusione dei social, tanti ragazzi inseguono una felicità idilliaca mostrata attraverso gli schermi oppure un’immagine fisica perfetta. Il tema della maschera sociale, oggi, è quindi ancora più forte. Mostrare ciò che si nasconde dietro personaggi considerati perfetti, meravigliosi e iconici è importante: può diventare motivo di riflessione e uno stimolo per le generazioni di oggi e per quelle future.»
Lo spettacolo offrirà così al pubblico del Festival d’Autunno l’occasione di guardare oltre il mito, per incontrare la donna che vi era nascosta: non soltanto la Marilyn consegnata alla storia dal cinema e dalle fotografie, ma una Norma Jeane autentica e vulnerabile, ancora capace di parlare al nostro presente e al bisogno, profondamente umano, di essere visti e amati per ciò che siamo.
Tiziana De Matteo