Ebbanesis, la musica non ha confini: Napoli parla al mondo
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Serena Pisa racconta “Ebbanepolis”, lo spettacolo che il 4 settembre porterà al Castello Normanno di Squillace tradizione, contaminazione e grandi successi
Il duo formato da Serena Pisa e Viviana Cangiano sarà protagonista il 4 settembre al Castello Normanno di Squillace, nell’ambito del Festival d’Autunno 2026
Due voci, una chitarra e una lingua capace di attraversare confini, culture e generazioni. Sono questi gli ingredienti di “Ebbanepolis”, lo spettacolo con il quale le Ebbanesis, Serena Pisa e Viviana Cangiano, conducono il pubblico in un viaggio musicale che parte da Napoli per abbracciare il mondo.
Canti popolari, grandi classici della tradizione partenopea, composizioni originali e celebri successi internazionali si incontrano e si trasformano attraverso il napoletano, dando vita a un repertorio sorprendente, ironico e profondamente identitario.
Il 4 settembre, alle ore 21, le Ebbanesis porteranno “Ebbanepolis” nella suggestiva cornice del Castello Normanno di Squillace, nell’ambito del Festival d’Autunno 2026. In attesa dello spettacolo, abbiamo incontrato Serena Pisa, voce e chitarra del duo, per farci raccontare la nascita del progetto, il rapporto con la tradizione e la speciale intesa artistica con Viviana Cangiano.
Serena, come nasce il progetto Ebbanesis e qual è stata l’intuizione che vi ha spinte a trasformare un gioco in un vero percorso artistico?
Il progetto Ebbanesis nasce nel 2017, dopo alcuni anni di amicizia e di esperienze condivise in ambito musicale e teatrale, anche al fianco di altri cantanti, artisti e musicisti. Quasi per gioco, decidemmo di pubblicare sui nostri profili personali alcuni video realizzati semplicemente con il telefono.
La risposta degli utenti fu immediata e molto positiva. Quell’accoglienza ci fece intuire che forse era arrivato il momento di trasformare quel gioco in un vero progetto artistico. Nacque così Ebbanesis: un incontro tra noi due, costruito attraverso le nostre voci e il suono essenziale di una chitarra.
Da dove nasce, invece, il desiderio di tradurre in napoletano brani appartenenti ad altre lingue e culture?
L’idea nasce da un amore profondo per la tradizione napoletana, che si è riversato anche nel lavoro di traduzione. Sentivamo il desiderio di ascoltare in napoletano tutto ciò che originariamente non lo era, per scoprire quale nuova anima potesse assumere attraverso la nostra lingua.
Da questa intuizione il progetto si è progressivamente evoluto fino a diventare “Ebbanepolis”, uno spettacolo nel quale interpretiamo in napoletano brani appartenenti ad altre culture e tradizioni, accanto a composizioni inedite e a grandi classici della musica partenopea. Napoli diventa così il punto di partenza e, nello stesso tempo, il luogo d’incontro tra mondi musicali differenti.
Nel vostro spettacolo convivono il bel canto, la tradizione popolare, il virtuosismo vocale e la contaminazione. Quale immagine di Napoli desiderate restituire?
La nostra Napoli si colloca a metà strada tra la città più canonica, legata alla tradizione, e una Napoli capace di andare oltre se stessa. È la stessa condizione che molti artisti napoletani vivono oggi nel rapporto con la città che li ha generati.
Noi proveniamo da un percorso di studio, formazione e profondo amore per la tradizione, ma questa stessa tradizione, nel tempo, si è trasformata quasi spontaneamente attraverso il nostro modo di interpretarla.
Portiamo quindi in scena un’immagine di Napoli sospesa tra due dimensioni: da una parte quella più classica del bel canto, con l’intreccio delle voci e la ricerca virtuosistica; dall’altra il gioco, la contaminazione e il desiderio di stravolgere i codici tradizionali. È proprio in questo equilibrio tra rispetto e libertà, memoria e sperimentazione, che riconosciamo la nostra identità artistica.
Ebbanesis è anche l’incontro tra due voci e due personalità. Come nasce l’intesa con Viviana Cangiano e in che modo costruite i vostri arrangiamenti?
Principalmente amiamo giocare, stare insieme e divertirci, riscoprendo in una veste diversa qualcosa che forse abbiamo ascoltato da bambine. È accaduto, per esempio, con “Volevo un gatto nero” o con “Wannabe” delle Spice Girls.
Alla base del nostro progetto c’è quasi il desiderio di inventare quell’infanzia condivisa che la vita non ci ha dato. Ora che siamo adulte e possiamo finalmente stare insieme, il nostro modo di giocare passa attraverso la musica.
Anche gli arrangiamenti nascono in maniera molto spontanea. A volte sono io a proporre un brano o una prima idea, altre volte è Viviana. Da quell’intuizione iniziale cominciamo a cercare il modo migliore per intrecciare le nostre voci, proviamo diverse soluzioni e costruiamo insieme l’arrangiamento.
Non seguiamo un metodo accademico e non scriviamo gli arrangiamenti sulla carta: li elaboriamo durante gli incontri e le prove, lasciando che siano l’ascolto reciproco, il gioco e la sintonia tra noi a indicarci la strada.
Il 4 settembre porterete “Ebbanepolis” al Castello Normanno di Squillace. Che cosa deve aspettarsi il pubblico del Festival d’Autunno?
Il pubblico può aspettarsi, come abbiamo annunciato nella presentazione dello spettacolo, un mondo che, per un momento, parlerà e canterà in napoletano. È questo il nostro intento: restituire il nostro modo di essere napoletane e, nello stesso tempo, offrire un’immagine della città capace di trasformarsi e di sorprendere.
Proveremo ancora una volta a stravolgere Napoli senza mai tradirla, accompagnandola verso nuovi mondi musicali e, allo stesso tempo, lasciandoci accompagnare dalla sua lingua, dalla sua storia e dalla sua inesauribile forza espressiva.
“Ebbanepolis” si annuncia, dunque, come un viaggio nel quale Napoli non rappresenta soltanto un luogo geografico, ma diventa una lente attraverso cui osservare e reinterpretare il mondo. Le voci di Viviana Cangiano e Serena Pisa si fanno ponte tra memoria e contemporaneità, tradizione e sperimentazione, identità e contaminazione.
L’appuntamento è per venerdì 4 settembre, alle ore 21, al Castello Normanno di Squillace. In caso di pioggia, lo spettacolo si terrà presso la Casa delle Culture di Squillace.
La serata fa parte del cartellone 2026 del Festival d’Autunno, diretto da Antonietta Santacroce, che con il tema “Musica, Visioni e Meraviglia” propone un percorso articolato tra concerti, teatro, danza, produzioni originali e contaminazioni artistiche. Un progetto culturale che continua a valorizzare i luoghi della Calabria attraverso incontri con protagonisti della scena nazionale e internazionale.
Tiziana De Matteo